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Nuova seggiovia in Val D’Aveto (GE)

La notizia potrebbe far parte di una polemica locale.
Sull’appennino ligure, a Santo Stefano d’Aveto, il 9 giugno sono partiti i
lavori per la costruzione di una nuova seggiovia sulle pendici del monte Bue,
per tentare di far ripartire un comprensorio sciistico che è già fallito 2
volte negli anni scorsi.

A fronte della decisione, che appare definitiva, presa dalle
autorità comunali, magari sotto l’onda emotiva delle abbondanti nevicate dello
scorso inverno, il movimento Appennino Democratico-Eco Appennino contesta
snocciolando numeri e cifre che dovrebbero far pensare. Si parla di circa 80000
euro per l’innevamento artificiale (visto che siamo a quota massima di 1777
metri circa del monte Bue), di 840000 metri cubi d’acqua per l’innevamento
artificiale. Qualcuno si chiede dove verrà presa tutta quell’acqua: togliendola
all’agricoltura, lasciando all’asciutto le valli o costruendo una diga
gigantesca?

Sviluppare il turismo con un impianto meccanizzato a quote e
latitudini mediterranee nel 2008, pone qualche interrogativo alle persone di
buon senso.

Interrogativo che s’ingantisce leggendo dell’ultimo allarme
in arrivo dal Swiss Federal Institute for Snow and Avalanche Research di Davos,
in Svizzera, che lancia un allarme davvero sconcertante. Secondo le analisi svolte dai ricercatori svizzeri e
pubblicate sulla rivista New Scientist, la media dei giorni di neve per ogni
inverno degli ultimi vent’anni si sarebbe ridotta drasticamente e
inesorabilmente fino a toccare livelli minimi storici, senza accenni di
ripresa. Negli anni peggiori, i giorni di neve erano addirittura il 60 per
cento in meno di quelli degli anni Ottanta.

Preoccupante la situazione dei paesi di montagna fino agli
800 metri di quota. Per i paesi fino a 1300 metri, i giorni utili per sciare si
sono ridotti da 55 a 38 per ogni stagione, mentre sopra questa quota sono scesi
da 93 a 74.

I dati che hanno portato a questa conclusione sono quelli
raccolti negli ultimi dieci anni da più di 30 stazioni metereologice dislocate
sull’arco alpino tra i 1200 ed i 1800 metri di quota.

I ricercatori svizzeri si sarebbero anche sbilanciati
formulando scenari a dir poco disastrosi per gli anni a venire. Oltre alla
scomparsa di tutti gli sport invernali nel 2070, che oggi coinvolgono milioni
di persone, c’è da considerare l’allarme sicurezza per tutti i paesi di
montagna, a causa di frane e smottamenti in alta quota.

Secondo lo studio svizzero, sarebbe troppo tardi per
invertire il trend negativo, anche per colpa dell’uomo: ammesso che tutti si
impegnino a modificare i comportamenti dannosi per l’ambiente, per riparare ai
danni climatici prodotti dall’inquinamento e dalle attività umane negli ultimi
vent’anni, ce ne vorrebbero almeno altri venti. E la situazione delle Alpi sarebbe
irrimediabilmente compromessa.

E la seggiovia di Santo Stefano d’Aveto?

Magari servirà per i biker desiderosi di fare downhill…

Giancarlo Costa

Snowboarder, corridore di montagna, autore per i siti outdoorpassion.it runningpassion.it snowpassion.it e bici.news. In passato collaboratore della rivista SNOWBOARDER MAGAZINE dal 1996 al 1999, collaboratore della rivista ON BOARD nel 2000. Responsabile tecnico della rivista BACKCOUNTRY nel 2001. Responsabile tecnico della rivista MONTAGNARD e MONTAGNARD FREE PRESS dal 2002 al 2006. Collaboratore della rivista MADE FOR SPORT nel 2006.